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Il concorso di idee per Via dei Fori Imperali a Roma, bandito dall’Accademia Adrianea di Architettura eArcheologia in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia, sarà presentato pubblicamente in occasione del Salone del Restauro di Ferrara il 7 Aprile prossimo, alle ore 13,45 (Sala D, 1° piano tra Padiglione 5 e 6 ).

L’Accademia Adrianea ha infatti programmato due presentazioni ufficiali del concorso in concomitanza conaltrettanti eventi di notevole importanza, rispettivamente tecnica e simbolica. L’evento di Ferrara è da considerarsi di grande importanza sotto l’aspetto della partecipazione di quell’area di interesse tecnica e culturale, relativa al progetto per il patrimonio e al restauro, che costituisce un target specifico e di potenziale partecipazione al concorso. La seconda presentazione, dalla valenza fortemente simbolica, avverrà a Roma in occasione del Natale dell’Urbe, in prossimità del 21 Aprile prossimo.

L’iniziativa dell’Accademia Adrianea, organizzazione senza scopo di lucro presieduta dal Prof Romolo Martemucci e attiva nel settore della formazione e ricerca scientifica nel settore dei beni culturali, sta interessando non solo il mondo dell’architetttura e dell’archeologia, sia accademico che professionale su scala internazionale, ma in modo diretto l’opinione pubblica nazionale e in particolare l’intera città di Roma. Infatti, essa si colloca in un momento strategico per il futuro della città coincidente con l’elezione del nuovo sindaco. Via dei Fori Imperiali costituisce infatti un nervo scoperto per qualsiasi amministrazione, sia per lo storico dibattito che l’accompagna ormai da quasi mezzo secolo, sia per il reale problema urbano ad essa sotteso sotto il profilo dell’immagine architettonica e monumentale della città, e sotto il profilo della ricerca archeologica.

L’idea dell’Accademia Adrianea di inserire il concorso nel quadro delle attività del Piranesi Prix de Rome 2016 – XIV Edizione, colloca l’evento concorsuale nella grande tradizione culturale romana dell’architettura per l’archeologia innestata dai pensionnaires francesi di Villa Medici e proseguita dalle grandi personalità che prima e dopo l’Unità d’Italia si sono confrontate con il grande tema dell’Area Archeologica Centrale, da Antonio Nibby a Raffaele Stern, da Giuseppe Valadier a Luigi Canina, da Rodolfo Lanciani a Corrado Ricci, da Giacomo Boni ad Antonio Muñoz, fino a Leonardo Benevolo, Vittorio Gregotti e Massimiliano Fuksas in tempi più recenti.

E’ il direttore dell’Accademia Adrianea nonchè curatore del Piranesi Prix de Rome, il Prof Pier Federico Caliari, ad enucleare ragioni, obbiettivi e modalità del concorso, anticipando alcuni dei temi che saranno trattati durante la presentazione a Ferrara. Innanzitutto il perchè del concorso:

 “Il concorso è stato bandito perchè se ne sentiva francamente il bisogno. Questo per due ragioni: da una parte, lo stato delle cose, cioè la necessità di riqualificare una delle strade più importanti del mondo e che tutto il mondo ci invidia, la quale è stata interessata negli ultimi anni da pesantissime trasformazioni che richiedono ora una ricomposizione generale. Dall’altra a causa del consolidarsi di una prassi basata sulla consultazione “privata” anzichè sulla consultazione pubblica. Prassi attiva dagli anni ottanta del secolo scorso e che ha di fatto esautorato l’istituto concorsuale stesso a favore del coinvolgimento diretto di singoli progettisti. Noi consideriamo le questioni relative non solo a Via dei Fori Imperiali ma a tutta l’Area Archeologica Centrale, un corpus problematico enorme e troppo complesso per essere affrontato con modalità parziali e senza il dovuto coinvolgimento pubblico”.

Ci si chiede, evidentemente, cosa si vuole ottenere con questo concorso e se esiste, in prospettiva, un secondo capitolo dopo l’assegnazione del Piranesi Prix de Rome a fine Agosto. Fino a dove si vuole arrivare? E’ stato programmato un sequel? A parlarne è il Prof Luca Basso Peressut, direttore del Piranesi Prix de Rome.

“Questo concorso è finalizzato ad ottenere innanzitutto un risultato scientifico. Il bando è stato disegnato in base a questo principio. Ma il caso ha anche voluto che la procedura corresse anche in parallelo all’elezione del nuovo sindaco di Roma. Non possiamo quindi far finta di niente e non comprendere l’occasione straordinaria che si pone, non solo sotto il profilo mediatico, ma soprattutto sotto il profilo delle politiche culturali che il vincitore della sfida elettorale sceglierà di attuare. L’esito di questo concorso sarà un corpus di idee scientificamente fondate che sarà disponibile per chi governerà la città. Possiamo dire che l’insieme delle conoscenze, idee e strategie progettuali sottese a questa consultazione costituisce un dono molto prezioso offerto alla città di Roma e, speriamo, occasione di sviluppo realizzativo per coloro che meglio figureranno al termine confronto concorsuale”.

Come annunciato da tempo, il bando richiede una particolare modalità di partecipazione, basata sulla collaborazione tra mondo universitario e mondo della professione. Perchè questa formula? A rispondere è il Prof Luca Basso Peressut, direttore del Piranesi Prix de Rome.

“La formula della partecipazione con gestione “biconsolare” dei gruppi di progettazione (un coordinamentoaffidato ad un professore universitario assieme ad un professionista di profilo internazionale) è stata scelta per posizionare l’Università al centro dei processi più qualificati relativi alla progettazione architettonica per l’archeologia e al tempo stesso, offrire ai professionisti non accademici il supporto dell’autorevolezza della ricerca scientifica. Unione necessaria non solo per garantire una qualità allargata anche a livello internazionale, ma anche per ricomporre l’unità del progetto in un’unica figura, quella di docente e di professionista assieme, che l’attuale legislazione italiana sull’Università ha disarticolato con danni incalcolabili, sia nella scuola che nella qualità professionale in generale. Questa formula vuole quindi essere un modello finalizzato anche alla revisione critica della normativa italiana. Naturalmente, ciò prevede anche una partecipazione più complessa da strutturare, che però consideriamo irrinunciabile per una progettazione che non sia solo autoreferenziale”.

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